E se fosse una pianta ad “aiutare” la terra

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Ci siamo rivolti alla dottoressa Simona Rosito, amministratore unico della Future Green e specializzata nel campo della Green Economy, per conoscere le proprietà della Pauwlonia

Redazione: fashionchannel.ch – A cura di: Michele Alippi

 

Signora Rosito, due parole sulla Pauwlonia, la pianta delle principesse

«Paulownia, un albero conosciuto anche con il nome di “Albero della Principessa” è originario della Cina e compare in Europa agli inizi del 1800, importato dalla  Compagnia delle Indie Orientali. Nel 1972 cominciano a livello mondiale i primi studi in laboratorio destinati a migliorarne la qualità, attraverso selezioni varietali al fine di ottenere qualità facilmente coltivabili e che consentissero la produzione di un materiale ideale per l’industria del legno».

La vostra azienda possiede un clone esclusivo?

«Sì, la Future Green è attualmente detentrice di un clone esclusivo denominato “Clone Future Green H8”, accuratamente selezionato per racchiudere le migliori caratteristiche possibili».

Perché vi siete interessati a questo albero?

«Nel 2010, nelle fasi iniziali di sviluppo del progetto di Green Economy alla base della Future Green, attraverso una attenta analisi delle risorse preesistenti sul territorio ed una accurata ricerca delle principali innovazioni in campo agricolo, si individuò nella Paulownia il soggetto ideale; in particolare la scelta cadde su un clone che era stato creato in quegli anni in Spagna, tramite selezione varietale. Pochi anni dopo la Future Green ha sviluppato il proprio clone esclusivo».

Quali sono le proprietà importanti di questo albero?

«Il nostro clone è caratterizzato da un rapidissimo accrescimento (in circa 4 anni si ottiene un tronco dal diametro minimo di 32 centimetri per un’altezza priva di nodi di almeno 6 metri), elevata capacità di rigenerazione dall’apparato radicale dopo il taglio (minimo 6 cicli di taglio in 25 anni), estrema adattabilità ad ogni condizione di clima e suolo, resistenza all’attacco di parassiti. Il legno prodotto è chiaro, leggero, duttile, resistente, con ottime proprietà isolanti e rientra per le sue caratteristiche nella classe A del legno pregiato da opera, mentre la biomassa, derivata dalla porzione apicale degli alberi tagliati e dagli scarti di lavorazione del legno, coniuga un elevatissimo potere calorifico (18.295 MJ/kg) con ridottissime percentuali di umidità e ceneri residue ed assenza di NOx (caratteristiche che la rendono ottimale per alimentare impianti di cogenerazione e pirogassificazione)».

Perché questo albero potrebbe “aiutare” la terra?

«La Paulownia, con le sue grandi foglie, assorbe enormi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo così alla drastica riduzione dell’effetto serra e a diminuire l’impatto ambientale di impianti industriali (meccanismo dei Carbon Credit); inoltre la sua radice fittonante, che raggiunge profondità anche di 5 metri, consente l’arginamento del dissesto idrogeologico. La sua rapidità di rigenerazione dopo il taglio consente di non lasciare il territorio “svuotato” per un lungo periodo dopo la raccolta del legno, così da garantire una salvaguardia del paesaggio forestale. La Paulownia ha anche una elevata capacità di assorbimento dal suolo dei metalli pesanti, può dunque essere impiegata per la bonifica di terreni contaminati»

Lei nei prossimi giorni riceverà un importante riconoscimento vero?

«Sì, il 30 novembre ritirerò nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio il “Premio Eccellenza”: Future Green è stata infatti selezionata, unica nella sua categoria, come Storia di Eccellenza Italiana da inserire nella prestigiosa pubblicazione “100 Eccellenze Italiane”».
 
Qualche curiosità su questo albero?

«In primavera produce dei bellissimi fiori lilla da cui si può ottenere anche un eccellente miele, paragonabile a quello di acacia. Le sue foglie sono ricche di nutrienti e possono fungere da foraggio».

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